IPERBOLICA
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All'età di 10 anni conosce, all'interno della Gufram, azienda di famiglia, Piero Gilardi e Ugo Nespolo, attivi sperimentatori, e rimane indelebilmente colpito dalla Pop Art e da tutto quello che ne seguì con le creazioni di architetti ed artisti (i designer non esistevano ancora) che creavano forme inconsuete con materiali nuovi e leggerissimi da scolpire e dipingere o rivestire con tessuti variopinti.
A tutt'oggi considera Piero Gilardi il suo grande maestro. Inizia a "giocare" con il poliuretano frequentando nel contempo la facoltà di architettura con i proff. De Ferrari e Bistagnino. Esegue scenografie e costumi per momenti di entertainment della notte torinese e si avvia all'arredamento interloquendo con nomi noti del made in italy: Saporiti, Missoni, Moroso.

Per 5 anni si dedica all'interior design, al light design ed alla ricerca. Ritorna al poliuretano in qualità di art designer ed edita l'attuale filo conduttore delle sue esposizioni con "Una Storia Vera di Favolosa Follia" ricevendo un notevole riscontro di pubblico e critica.  ADI Member, ha partecipato ad Artissima 15 nello spazio istituzionale della Biennale del Piemonte BAM di "Hakassociati Artecontemporaena" ed ha esposto i propri oggetti nell'ambito di Torino World Design Capital. 

Nel 2010 espone al Museo del Mare di Imperia in occasione della manifestazione Vele d'Epoca, partecipa alla BAM di Carmagnola e alla collettiva "Il Villaggio del Design" a cura dell'ADI Piemonte e Valle d'Aosta nell'ambito della 35° Rassegna dell'Artigianato Artistico indetta dal Comune di Pinerolo, e cura l'installazione Design Treat presso il Museo del Design Galliano Habitat in occasione della kermesse None al Cioccolato. Nel 2011 partecipa all'AAF di Milano con la Galleria EvvivaNoè di Cherasco e espone la personale "BIG EAT BIG SEAT" nella sede di Torino del Museo del Design GH. Partecipa al BITEG 2011 come ospite del Museo del Design

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frasi e commenti di...
  • Piero GILARDI
  • Gianni ARNAUDO
  • Riccardo GHIRARDINI
  • Walter S. CURRELI
  • Leonardo ZANINO
  • Monica N. MANTELLI
Piero GILARDI

La gommapiuma, o meglio il poliuretano espanso, sono stati inventati nei tempi oscuri della seconda guerra mondiale per coibire le carlinghe delle fortezze volanti dell'U.S. Air Force. Da allora molte cose sono cambiate e con l'invenzione nel campo del design del cosiddetto "imbottito integrale" il poliuretano espanso è stato protagonista di ben altra vicenda: l'everfescente creazione di sedute, poltrone e sofa, svincolata dai limiti delle tradizionali strutture mobiliere e declinate con totale libertà dall'immaginario dei designer.
È' appunto il caso della produzione creativa di Diego Maria Gugliermetto che con le sue sedute - paste dolci realizza una stupefacente sintesi di desgin e food-Art. Auguri di buona seduta!

Gianni ARNAUDO

È interessante notare come una tradizione possa continuare in mille aspetti e in molteplici campi di ricerca. Alludo alla tradizione dell'uso di una materia povera, il poliuretano, che in base all'opera di alcuni designer a partire dall'inizio degli anni '70 ha creato l'immagine della Gufram: una ditta nata dallo straordinario coraggio dei fratelli Gugliermetto, dal loro entusiasmo nel portare avanti molteplici forme di sperimentazione e dalla fiducia che essi ebbero in alcuni giovani architetti che presentavano le loro idee a volte rivoluzionarie, a volte irridenti, a volte dissacranti e comunque "fuori" dalla cultura ufficiale di quegli anni. Queste idee, questi progetti, trovavano corpo e forma in un materiale povero che ben presto sarebbe divenuto opportunamente plasmato un modo di trasmettere il senso rivoluzionario di nuovi messaggi critici sul design e sull'architettura contemporanea.

La Gufram in quel tempo era un luogo di scambio di idee fra designer (lo Studio 65 con Gianni Arnaudo, Franco Audrito, Nanà Sampaniotou, Ferruccio Tartaglia, Giancarlo Paci e altri, Piero Derossi, Piero Gilardi, Ugo Nespolo, Giorgio De Ferrari, Franco Mello e Guido Drocco...) quelle idee che avrebbero presto trovato riconoscimenti (e collocazione) in tanti Musei del mondo. All'ombra di queste idee e di questa straordinaria realtà di una piccola industria si è formato Diego Gugliermetto ed ha presto assorbito il senso, il DNA, di un mondo straordinario, di una materia che gli avrebbe offerto, come per altri designer, la possibilità di infinite espressioni. Dai primi tentativi agli oggetti esposti nell'ambito di Torino World Design Capital, il passo è breve: tutte queste opere dimostrano un legame comune che ho avuto modo di apprezzare e cioè la continua ricerca di sperimentazione sulle tecniche e sui colori e sui modi espressivi di un mondo fantastico.

Ma in questo DNA si riscontrano anche dei valori di una tradizione che in generale caratterizza le opere di tanti designer che nel tempo hanno prodotto quegli splendidi oggetti che vanno sotto il nome di Multipli - Gufram, e cioè il senso dell'ironia, della rilettura della realtà attraverso la produzione di lavori che ne sono l'immagine critica, il ripensamento, il riesame. Quello di Diego Gugliermetto diventa un mondo gioioso fatto di finti gusti, finti profumi, riproposizione di luoghi comuni con sapiente maestria e dissacrazione. Dissacrazione non solo nell'oggetto in sè ma anche del luogo a cui è destinato... Questa produzione di oggetti potrà essere anche assunta a simbolo di una continuità di idee che avevano creato le basi per un mondo fantastico di oggetti magari "poveri" ma ricchi di una carica vitale che avrebbe sfidato il tempo.

Riccardo GHIRARDINI

Designer poliedrico, propone uno stile eclettico scatenando una vera e propria tendenza in fatto di dinamiche e versatili decorazioni, sa intervenire con disinvoltura immaginazione e curiosità, la sua energia è la sperimentazione con materiali come il poliuretano espanso elemento fondamentale su cui si incentra la sua ricerca. Dalla sua personalissima e raffnata analisi è scaturita una serie di oggetti, arredi non convenzionali che hanno contribuito in Piemonte a ridefnire il ruolo artistico dell'oggetto di design, creando un prodotto sempre originale con la capacità di emozionare, distante dall'uniformità degli stili del momento. La combinazione di tecnica e fantasia rappresenta per Diego l�energia stilistica della sua produzione di modelli estetici.

Walter S. CURRELI

Nessuno sa quasi mai del passato altrui, fatto di piccole cose celate per pudore o per chissà quale altro motivo . Alcune cose però le conosco: Diego Gugliermetto cela nel proprio passato escursioni in un mondo creativo e fantasioso, che velocemente attraversa un manierismo artistico. Gli echi rumorosi iniziati dal genio marinettiano, dal mondo del dadaismo, hanno lasciato traccia. Una differenza lo distingue: il suo mondo artistico è accompagnato da una manualità che sa di tempi antichi. Scultori che con mazzuolo e scalpello davano vita a opere. Creare con mano, toccare la materia, dare vita all'inerte non è cosa da poco; l'animo fanciullo, i pensieri che vanno liberi nel volo della fantasia.

Nel mondo attuale, che per la maggior parte è virtuale si creano sogni solo verosimili che cessano ed evaporano allo spegnimento della "machina computerizzata. Questo non accade al nostro quando spegne la luce del suo laboratorio: la forma da lui creata rimane ad attendere che si riaccenda per rivivere materialmente l'elemento forma che entra in simbiosi con la visionarietà creativa non in possesso di molti. Non corretto comunque sarebbe paragonare un' opera ad altre, più o meno valenti, o esaltare per pura piaggeria un amico. Si deve essere obiettivi a valutare il proprio giudizio. Io personalmente, mezzo secolo fa, rimasi fortemente perplesso visitando una mostra : un tronco d'albero steso sul pavimento con relativo cartello che recitava "natura morta". Mezzo secolo dopo sono ignorantemente perplesso : un cactus creato illo tempore dal buon Mello mi stimola ancor ora un grandioso "Messico e nuvole" che evoca ricordi e buon sentire .

Così come i lavori di Diego Maria Gugliermetto. Visti come lavori amanuensi possono non dare emozioni artistiche, ma se negli occhi di chi guarda vi albergano il gusto, il sogno (cose d'altronde necessarie per sopravvivere su questo pazzo pianeta) avrà belle sensazioni e capirà. In fondo l'amico Diego non necessita di spiegazioni e nemmeno ne da'. I suoi pezzi parlano per lui, arzigogolare con roboanti giudizi, confronti ed esaltazioni non sarebbe corretto da parte mia nei suoi confronti. Lui lo sa che la strada che percorre è quella giusta ed i suoi lavori lasceranno un impronta nel tempo: il tempo dell'arte e del design. Sono lieto, nella mia pochezza, di farti un augurio sincero nella lingua dei nostri padri: "Brau Diego, it ses 'n vasco!".

Leonardo ZANINO

Erano i favolosi anni 70, chissà perchè favolosi, forse perchè eravamo più giovani, ed io mi trovavo dietro ad un banco di vendita. Vendevo la luce e la cosa mi piaceva da morire. Il contatto con i clienti, che spesso chiedevano consigli, mi piaceva, mi piaceva molto in modo particolare quando non chiedevano cose ovvie ma cose strane e anche un poco pazze. In fondo anche io sono un poco pazzo. Uno dei clienti preferiti faceva arredamenti strani e oggetti da fuori di testa. Che bello quando veniva da me e sulla mitica R4 vedevo queste strane cose, ideate da persone pazze, realizzate da uno più pazzo di loro e apprezzate da un incompetente in fatto di arte come me. Incompetente si, ma pur sempre pazzo come loro.

Ogni tanto veniva a comprare con un bambino al seguito, un bimbo molto vivace e curioso, toccava tutto e faceva un sacco di domande e, ad essere sincero, rompeva anche un po'. Ma, si sa, i bambini sono bambini e bisogna capirli e sopportarli. I bambini sono delle spugne e imparano molto di più dall'ambiente che dalla scuola, bisogna dargli retta anche perchè sono il nostro futuro. Gli anni passano e ogni tanto incontro quel bambino ormai cresciuto, una volta mi ha venduto un armadio che tutti credevano fosse una cabina doccia, in effetti sembrava una cabina doccia ma, credetemi, era proprio un armadio. Passano altri anni, sempre favolosi, e il bambino ormai padre di famiglia ma sempre un po' pazzerello cerca di crescere ed ha la triste idea di chiedere suggerimenti ad un vecchio amico che continua a giocare con la luce.

Non lo avesse mai fatto, adesso sono in due, giocano con la luce e spesso divagano sul come fare a illuminare l'altra faccia della luna. Siamo nel favoloso terzo millennio con una fantastica crisi economica in atto, fantastica perchè piena di opportunità che aspettano solo di essere raccolte, e i due pazzerelli continuano a giocare. Il vecchio bambino intaglia nella schiuma delle forme fantastiche e il bambino vecchio cerca di sfruttare la curvatura spazio-temporale per far pervenire un raggio di luce sull'altra faccio della luna. Ma i pazzi chi sono? Quelli che cercano, provano, tentano, fanno, inventano, vivono, sbagliano, ecc. Oppure quelli che si lasciano passare la vita vicino senza fare nulla per prenderla per le corna? Non si tratta di un elogio alla follia ma di una sfacciata autocelebrazione. Ciao, Diego.

Monica N. MANTELLI

In Italia ancor'oggi le radici classiche della retorica sono incorporate nel quotidiano. Se facciamo attenzione scopriamo che possiamo vedere una metafora, dipingere una metonimia, scolpire un iperbole. Il retaggio artistico di Diego Maria Gugliermetto - retificato dalla cultura di progetto - congegna nel suo linguaggio espressivo un quanto mai curioso rapporto con il reale, trasformando, in una visione ampliata e allucinata, l'oggetto di design o d'arte che sia. Quella che chiameremmo appunto di una operazione iperbolica. La forza del suo lavoro di art-designer non è solo l'astuta discussione sulla rilettura di elementi quotidiani, ma la sua ironica abilità nel moltiplicare dimensioni convenzionali di cibo, piante e fori rendendo ciò che sembra assurdo possibile. Ecco dunque apparire trasbordanti bignè per sedersi, magnitudinali barrette di cioccolato per stravaccarsi, ingombranti cioccolatini e baci di dama per sedute "galleggianti".

Tutto diventa grande, grandissimo, come attraverso la penna di altri visionari, gli scrittori Borges, Carroll, Calvino e Buzzati, che per meglio allettare l'immaginazione fantastica nel lettore ingigantiscono soggetti, proporzioni e funzioni. E allora capiamo perchè anche Gugliermetto - che attinge sin da piccolo dalle pazze realizzazioni Gufram, l'azienda di famiglia, sperimentando poi forme e materiali a contatto con geniali antesignani quali Piero Gilardi, Ugo Nespolo e Studio 65 di Torino - crei enormi pasticcini che oggi troneggiano in seriosi studi professionali dove la virtù strizza l'occhio al vizio, mentre impavidi divani di cioccolato suggeriscono iperglicemici sonnellini pomeridiani, e inquietanti fori tropicali rampicano silenziosi e irriverenti tra eleganti seppur naif tavoli e specchi, in un clima arrendevole dove l'animismo è accettato quale parte integrante delle leggi di Natura.

Una visione dionisiaca, quella di Gugliermetto, da baccanale pagano con un goloso offertorio proposto all'altare di Madre Opulenza. Con un'evidente provocazione ironica di concezione flo-edonistica. In questi tempi di austerity del terzo millennio, un vero lusso! Par contro, il suo modo di alleggerire i pesi di tavoli e sedie "in pietra" (che concedono di essere spostati con un dito), attraverso l'artificio della gommapiuma ci fa intuire che l'autore si sia ricordato del Surrealismo onirico di Magritte quando il pittore francese accostava in un dipinto - sospesi nell'aere tra cielo e terra - una nuvola a una pietra. Onnipotenza del fantastico! Il poliuretano espanso, nei suoi molteplici impieghi - compreso quello di fungere da materiale isolante per improbabili Nautilus -. diventa quindi galleggiante, funambolica, sfavillante, pantagruelica proiezione tridimensionale dei nostri desideri più nascosti.

Si sublima, ci si può permettere senza colpa alcuna di indugiare in uno dei sette peccati capitali: la gola, utilizzando altri sensi, come la vista e il tatto. Una componente istintiva e primaria della conoscenza - la manipolazione (nel senso più tangibile del termine) - che gioca un ruolo di assoluto rilievo nella percezione dei lavori di Gugliermetto. Con essi torniamo bambini, e con approccio tattile ludico contempliamo gongolanti le forme e dimensioni forse più adatte a Gulliver che a un Lillipuziano. Rimaniamo ammaliati dai gonfori volumetrici di questa kermesse paradossale, dove tutto è volutamente "esagerato". Quasi affoghiamo beati e felici tra coloratissime piante succulente, bignè, cannoli e croissant degni della casa di marzapane di Hansel e Gretel, riafforando sani e salvi a pelo d'acqua, nel ricordo della nostra precedente dimenticata visione bambina.

Ma rimaniamo anche sconcertati dai suoi inaspettati effetti collaterali: ci viene voglia di "consumarli" voracemente, questi "oggetti"! Una singolare provocazione sinestesica. Il rifugio salvifico del buonumore plurisensoriale, a metà tra la produzione seriale e artigianato artistico, offre una buona sponda per prendere di bolina. Seppure, andando per mare, solleticheremo appena appena l'appetito di Moby Dick.

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Giovedì 24 novembre, ore 20,00Charity Dinnerpresso NH Lingotto Tech, via Nizza 230, Torino

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Cose buone col cuore. 

A favore di "Specchio dei Tempi".

 

Evento con MonnyB (food blogger) e Viviana Varese (miglior chef donna 2010).

 

Per la serata è richiesto un contributo di 100 €. 

Per info e prenotazioni 330 415543

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